Journal · Le imposte

Quante tasse paga una SRL: il percorso di un euro, dall'utile alla tasca.

AGOSTO 2026 · LETTURA 12 MIN · RIFERIMENTI NORMATIVI E NOTA IN CALCE

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'Quante tasse paga una SRL?' è la domanda più cercata da chi ne apre una — e quella con le risposte peggiori: percentuali sparse, senza mai il quadro. La verità è che la risposta ha tre strati — le imposte della società, l'imposta regionale, le imposte sul prelievo del socio — più un vincolo civilistico che quasi tutti dimenticano. Qui c'è il percorso intero, coi riferimenti di legge e gli esempi in cifre.

I tre strati

Una SRL è un soggetto fiscale a sé: paga le sue imposte sull'utile. Ma l'utile della società non è ancora in tasca a nessuno — per portarlo al socio serve un prelievo (dividendi, oppure un compenso da amministratore), e il prelievo ha le sue imposte. Quindi: strato uno, l'IRES sull'imponibile della società; strato due, l'IRAP regionale, che ha una base tutta sua; strato tre, la tassazione del socio su ciò che preleva. Chi confronta 'SRL contro partita IVA' guardando solo il 24% dell'IRES sta confrontando mezzo percorso.

24%

IRES sull'imponibile della società (art. 77 TUIR)

3,9%

IRAP, aliquota base — varia per regione (D.Lgs. 446/1997)

26%

ritenuta secca sui dividendi al socio persona fisica

A scaglioni

IRPEF più contributi, se il prelievo è un compenso

Strato uno — l'IRES, e perché l'utile 'vero' non è quello fiscale

L'IRES è il 24% — ma non del numero che vedi in fondo al conto economico. Si parte dall'utile civilistico e si applicano le variazioni fiscali (principio di derivazione, art. 83 TUIR): alcuni costi che hai davvero sostenuto sono deducibili solo in parte — l'auto aziendale a uso promiscuo si deduce al 20% ed entro un tetto di costo, la telefonia all'80%, le spese di rappresentanza entro plafond legati ai ricavi — altri seguono regole di competenza diverse dalle tue. Il risultato è che l'imponibile è quasi sempre più alto dell'utile, e il 24% 'effettivo' sul tuo utile civilistico pesa di più.

Due meccanismi tecnici che incidono spesso. Gli interessi passivi non si deducono liberamente: oltre gli interessi attivi, passano solo entro il 30% del ROL fiscale (art. 96 TUIR) — l'eccedenza si rinvia al futuro. E l'IRAP pagata è solo in parte deducibile dall'IRES: una quota forfettaria del 10% più la parte riferibile al costo del lavoro. Sono dettagli che spostano migliaia di euro nelle società indebitate o labour-intensive.

In compenso, il sistema ricorda: se un anno chiudi in perdita, la perdita si riporta agli anni successivi senza limiti di tempo, compensando fino all'80% dell'imponibile di ciascun anno — e per le perdite dei primi tre esercizi dalla costituzione, se relative a una nuova attività, la compensazione è al 100% (art. 84 TUIR). Per una startup che investe nei primi anni è ossigeno fiscale vero.

Strato due — l'IRAP, la tassa che non guarda l'utile

Prima il chiarimento che evita l'errore più comune: dal 2022 l'IRAP è stata abolita per le persone fisiche — ditte individuali e professionisti — ma le società di capitali la pagano ancora. La sua base non è l'utile: è il valore della produzione netta, un aggregato che parte dai ricavi e sottrae i costi di produzione, ma con esclusioni importanti — gli oneri finanziari, per esempio, restano fuori dal calcolo. La buona notizia moderna è che il costo dei dipendenti a tempo indeterminato è ormai ampiamente deducibile dalla base; la cattiva è che, per come è costruita, puoi dover pagare IRAP anche in un anno chiuso in perdita. Aliquota base 3,9%, con variazioni regionali in su e in giù, e regole proprie per banche e assicurazioni.

Lo strato che dimentichi: non tutto l'utile è distribuibile

Prima ancora delle imposte del socio c'è un vincolo civilistico: la riserva legale. Ogni anno va accantonato almeno il 5% dell'utile netto, finché la riserva non raggiunge un quinto del capitale sociale (art. 2430 c.c.). E la distribuzione non è un bonifico: richiede un bilancio approvato e una delibera dell'assemblea che destina l'utile — distribuire senza, o distribuire riserve non disponibili, espone gli amministratori. Nota per i gruppi: se il socio è una società di capitali, il dividendo è imponibile solo al 5% (participation exemption, art. 89 TUIR) — è il motivo per cui le holding esistono.

Strato tre — il bivio del socio: dividendi o compenso

È qui che si decide il carico totale. Via dividendi: la società paga prima IRES e IRAP, poi distribuisce l'utile netto; sul dividendo il socio persona fisica subisce una ritenuta secca del 26% (L. 205/2017) — niente IRPEF a scaglioni, niente contributi. Ma la sequenza conta: i dividendi non sono un costo deducibile — escono dall'utile già tassato.

Via compenso amministratore: la logica si ribalta. Il compenso è un costo deducibile per la società (abbatte IRES e, in parte, IRAP), ma in capo a chi lo riceve sconta IRPEF a scaglioni più i contributi previdenziali. Quali contributi dipende dall'inquadramento: Gestione Separata INPS per l'amministratore che non lavora operativamente nell'impresa — aliquota nell'ordine del 26%, per due terzi a carico della società e un terzo dell'amministratore — oppure gestione artigiani/commercianti se il socio partecipa al lavoro dell'azienda, con contributi intorno al 24% sul reddito d'impresa e un minimale dovuto comunque. L'inquadramento giusto dipende dall'attività concreta ed è uno dei punti da definire col professionista: sbagliarlo costa caro in accertamenti.

Due condizioni formali che valgono oro: il compenso va deliberato dall'assemblea (art. 2389 c.c. — senza delibera specifica la deducibilità è a rischio, e la giurisprudenza è severa) e si deduce per cassa, cioè nell'anno in cui è effettivamente pagato (art. 95 TUIR). Terza via da conoscere: il TFM, trattamento di fine mandato — la società accantona ogni anno, e a condizioni formali precise (atto con data certa anteriore all'inizio del rapporto) l'amministratore lo incassa a fine mandato con tassazione separata. Legittimo e utile, ma pieno di condizioni: da maneggiare con chi firma.

Non esiste 'quante tasse paga una SRL': esiste quanto paga la tua, dato come prelevi. Il mix si decide a gennaio, non a dicembre.

Il percorso di un euro — due scenari in cifre

Esempio dichiarato, cifre tonde, per capire la meccanica; le tue saranno diverse. Una SRL chiude con 100.000 € di utile ante imposte; supponiamo un imponibile IRES pari all'utile e un'IRAP di 4.000 € (la base IRAP è diversa dall'utile: qui semplifichiamo, e lo dichiariamo). Scenario A — tutto dividendi: IRES 24.000 → utile netto 72.000; accantonato il 5% a riserva legale (3.600), il distribuibile è 68.400; la ritenuta del 26% vale 17.784 → in tasca al socio: 50.616 €. Carico complessivo su quanto distribuito, in questo esempio: circa il 47%.

Scenario B — compenso da 60.000 € più dividendi, stesse risorse. Semplificazioni dichiarate: aliquote IRPEF vigenti a tre scaglioni (23% fino a 28.000, 35% fino a 50.000, 43% oltre), niente addizionali né detrazioni, Gestione Separata al 26% con riparto due terzi/un terzo. La società delibera un compenso lordo di 60.000: i contributi valgono 15.600, di cui 10.400 a carico società — costo aziendale totale 70.400, interamente deducibile. L'amministratore paga 5.200 di contributi e circa 18.440 di IRPEF: gli restano circa 36.360 €. L'utile ante imposte scende e con lui IRES e dividendi residui — ma il punto è visibile a occhio: sui primi scaglioni, il prelievo via compenso lascia in tasca di più di quanto farebbe lo stesso denaro passato da IRES più 26%, e in cambio costruisce anche posizione previdenziale.

La regola pratica che ne esce: per redditi personali medio-bassi conviene spesso il compenso, su utili alti il mix si sposta verso i dividendi, e il punto di equilibrio esatto dipende da addizionali, detrazioni, inquadramento contributivo e situazione personale. Non è una formula: è un calcolo da rifare ogni anno, sui numeri veri, a gennaio.

Il calendario: saldo, acconti e il paradosso dell'anno buono

Le imposte della SRL si versano con saldo e acconti: entro fine giugno il saldo dell'anno chiuso più il primo acconto sull'anno in corso (con possibilità di slittare a fine luglio pagando una maggiorazione dello 0,40%), entro fine novembre il secondo acconto. Gli acconti si calcolano di regola col metodo storico — sull'imposta dell'anno precedente, in due rate — oppure col metodo previsionale se prevedi di guadagnare meno: ma se la previsione si rivela ottimistica, scattano sanzioni e interessi sul versato in meno. Il paradosso dell'anno buono: dopo un esercizio in crescita paghi insieme il saldo vero e gli acconti maggiorati sul futuro — ed è lì che le casse impreparate vanno in apnea.

Gli errori tipici (che costano)

  • Confondere saldo del conto e utile. La cassa non è l'imponibile: si può avere cassa piena e imposte alte, o il contrario.
  • Dimenticare gli acconti. L'anno buono presenta il conto due volte: va accantonato mentre si guadagna, non scoperto a giugno.
  • Prelevare senza delibera. Compensi non deliberati: deducibilità a rischio e contestazioni facili. Prima la carta, poi il bonifico.
  • Distribuire senza guardare la riserva legale. Il 5% annuo non è un consiglio: è l'art. 2430.
  • Ignorare l'IRAP negli anni magri. Base diversa dall'utile: va stimata anche quando il conto economico piange.
  • Decidere il mix a dicembre. Il compenso si deduce per cassa: deciso tardi, produce effetti tardi. Si pianifica a inizio anno.

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Domande frequenti

Quante tasse paga una SRL, in totale?

La società paga IRES al 24% sull'imponibile e IRAP (aliquota base 3,9%, su una base diversa dall'utile). Il socio paga poi sul prelievo: 26% secco sui dividendi, oppure IRPEF e contributi sul compenso. Il totale dipende dal mix: nello scenario 'tutto dividendi' di questa guida, circa il 47%.

Meglio compenso amministratore o dividendi?

Dipende dai numeri: il compenso è deducibile per la società ma sconta IRPEF e contributi; il dividendo paga il 26% ma esce dall'utile già tassato. Sotto certe soglie di reddito personale conviene spesso il compenso, su utili alti il mix si sposta verso i dividendi: va calcolato ogni anno, e il compenso va deliberato (art. 2389 c.c.).

Una SRL in perdita paga imposte?

IRES no, e la perdita si riporta agli anni successivi (fino all'80% dell'imponibile di ciascun anno; 100% per le perdite dei primi tre esercizi). L'IRAP però può essere dovuta anche in perdita, perché la sua base non è l'utile. E occhio agli acconti calcolati sull'anno precedente.

Posso distribuire tutto l'utile ai soci?

No: ogni anno almeno il 5% dell'utile netto va a riserva legale finché questa non raggiunge un quinto del capitale (art. 2430 c.c.), e serve una delibera assembleare di destinazione. Solo il residuo è distribuibile.

Quando si pagano le imposte di una SRL?

Con saldo e acconti: saldo dell'anno precedente e primo acconto entro fine giugno (slittabile a fine luglio con maggiorazione dello 0,40%), secondo acconto entro fine novembre. Per questo un anno in crescita 'paga due volte'.

Nota: guida informativa, non consulenza fiscale. Riferimenti: artt. 77, 83, 84, 89, 95 e 96 TUIR (D.P.R. 917/1986); D.Lgs. 446/1997 (IRAP); artt. 2389 e 2430 c.c.; L. 205/2017 (ritenuta 26% sui dividendi a persone fisiche). Aliquote, scaglioni e regole ad agosto 2026; addizionali regionali e comunali, detrazioni, inquadramenti INPS e casi particolari cambiano il risultato: fai i conti sui tuoi numeri con un professionista — anche col nostro.